Principi statutari e relazioni interpersonali tra iscritti

Richiamiamo brevemente alcuni dei principi statutari sui cui si fonda la nostra associazione:
2.1 - Il CIRCOLO DI CULTURA L.G.B.T.E. "PIERPAOLO PASOLINI” è un’organizzazione di volontariato che si oppone attivamente ad ogni forma di discriminazione
3.1 - Il Circolo si propone la promozione e il perseguimento anche, ma non solo, dei seguenti obiettivi:
2) servizi per l’assistenza legale di denuncia delle discriminazioni;
3) servizi per l’assistenza psicologica delle persone L.G.B.T.E. in difficoltà;
4) campagne, progetti di volontariato e di solidarietà concreta per la difesa dei diritti umani e l’assistenza alle persone L.G.B.T.E. vittime di esclusione sociale e di discriminazioni;
6) creazione di un luogo d’incontro per socializzare;
7) organizzazione di attività ricreative e ludiche
4.1 - Al CIRCOLO DI CULTURA L.G.B.T.E. "PIERPAOLO PASOLINI” può iscriversi chiunque.
5.3 - L’Associato può frequentare i locali del Circolo e partecipare a tutte le iniziative promosse dallo stesso.
5.4 - L’associato s’impegna a rispettare le norme del presente Statuto.

E' facile desumere dal complesso di queste norme statutarie un piu' generale principio di inclusione che si colloca agli antipodi di cio' contro cui lottiamo: l'esclusione sociale.
Ora non credo ci sia bisogno di farla lunga e convocare consigli direttivi ad hoc per valutare le possibilita' di concreta applicazione di questo principio.
E' l'ossigeno stesso dell'associazione.Se la sua applicazione dovesse difettare avremo sbagliato molte cose.
Infelicemente l'ambiente GLBT si distingue per la sua particolare eterogeneita' che me lo fa rapportare alla situazione dei Balcani. Sembra che si debba lottare insieme e magari ci si fa schifo a vicenda. Il circolo pasolini non e' un luogo di cruising quindi non e' proprio il caso di trarre valutazioni di gradimento. Qui si fa battaglia per i diritti civili LGBT.
Non si pongono questioni di "selezione" in base al look come mi risulta sia avvenuto quest'estate in occasione di una festa per criptochecche. Nello statuto non c'e' scritto si accettano solo eterosessuali,gay non effeminati, lesbiche non mascoline e trans assolutamente realizzate e confondibili col genere di arrivo. Non c'e' scritto che non si accettano persone sulla sedia a rotelle, neri o asiatici. Ma il contrario.
Ora puo' ben accadere che in determinate occasioni si ponga un conflitto tra diversita' stealth o invisibile e diversita'manifesta o visibile. Puo' accadere come e' accaduto che sia manifestata insofferenza nei confronti di persone costrette a convivere in ogni momento della propria esistenza con la propria diversita' visibile.Queste persone, in primissimo luogo le persone transessuali in cammino o addirittura all'inizio del percorso e i gay effeminati devono convivere con la maledizione di attirare l'attenzione della massaia e del borghese picolo piccolo, a vivere tutti i giorni della sua esistenza con gli occhi puntati addosso: in tante, troppe situazioni della vita. Dallo sportello dell'ufficio imposte dove sembra che tu non abbia il diritto neanche di pagare le tasse, in banca dove sei visto come un quasi sicuro ladro. A tacere di quella fondamentale aspirazione a una casa o a un lavoro il quale ultimo specialmente e' roba da gente normale vero? e gli altri possono morire. Lo stress psicologico e' inimmaginabile per chi non lo vive.Orbene sembrerebbe che questa persona diversa possa trovare accoglienza e supporto in una associazione con un popo' di statuto come il nostro e invece accade che per una miserevole e miseranda pizza margherita che ricade tra le attivita di cui all'art.5.3 dello statuto debba sentirsi non solo i classici occhi puntati addosso, ma che a rincarare la dose di veleno e morte rateale debbano arrivare le affermazioni dei soci, quale che ne sia l'intenzione, da quella malvagia, a quella solidale, a quella indignata con espressioni tipo "non c'e' nessuno che non si sia voltato a guardare" oppure "quelli ci stanno guardando" o ci hanno guardato o "siamo riusciti ad attirare l'attenzione, piu o meno opportunamente rivolte a quella persona che presumibilmente essendo la piu' visibile, ha gia' avuto le coltellate pubbliche e gli mancano solo quelle sociali. Dire una frase di queste significa non accoglienza. Significa colpevolizzare quella persona non per quello che fa ma per quello che e'. Significa proiettare la propria insicurezza e debolezza nell'affrontare le situazioni sulla persona piu' debole finendo per annientarla di fuoco amico.Non importa il motivo per cui si pronunciano quelle parole, lo ripeto, importa che vengano pronunciate e che vadano a trafiggere la persona diversa alla quale viene fatta pesare la propria diversità. Il messaggio che si da' e' che ci si sta vergognando di quella persona, le stiamo dicendo che era meglio se non ci fosse venuta per quella pizza amara di lacrime. Ci si comporta da rinfantoliti e sul serio: tu non ci giochi perche' sei cicciobomba sei quattrocchi o sei figlio della serva.E che diamine...saremmo adulti.
Ora qui non si tratta di assumere atteggiamenti collettivi di difesa del diverso nei confronti del borghese omologato e ignorante finendo in rissa o peggio. Si tratta delle relazioni interne tra i membri che devono essere improntate alla solidarieta' e si tratta di situazioni che non si devono piu' verificare. Il passato e' andato
Niente processi, ma niente piu' assoluzioni.L'inammissibile, non si puo' ammettere. Al pasolini, ognuno con la sua diversita', siamo uguali.
Deborah

Commenti

Re

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